D. – Chiara Vergani è una saggista che ha fatto dell’indagine sociale e pedagogica la sua missione. Chiara, la tua produzione è vastissima e tocca nervi scoperti della contemporaneità. Vorrei iniziare dal tuo impegno nelle scuole: hai dedicato ben due volumi al bullismo, “Il bullismo spiegato a tutti” e “Sconnetti l’odio” con il quale hai vinto il primo premio della stampa a Matera, focalizzandoti su contrasto e prevenzione. Qual è il punto di rottura che ancora oggi impedisce di eradicare questo fenomeno?
R.- Grazie, il bullismo è una ferita nel tessuto sociale. Il problema principale è che spesso manca una rete di consapevolezza condivisa. La prevenzione non può essere un evento sporadico, deve diventare una pratica quotidiana di ascolto e riconoscimento dell’altro. Dobbiamo fornire ai ragazzi gli strumenti per decodificare la prevaricazione prima che diventi violenza strutturata.
D. – Una violenza che purtroppo, assume contorni atroci quando parliamo di donne. In “Libere dall’inferno” affronti il tema dei femminicidi. Cosa spinge una saggista a immergersi in un dolore così profondo e spesso silenzioso?
R. – La necessità di dare voce a chi è stata messa a tacere. Con quel libro ho voluto analizzare le radici culturali di una violenza che non è mai un “raptus”, ma l’esito di un possesso negato. Scrivere di questi temi significa cercare di tracciare una via d’uscita, un percorso di liberazione che parta dalla denuncia e arrivi alla ricostruzione dell’identità femminile.
D. – A proposito di ricostruzione e strumenti educativi, hai scritto un testo fondamentale sulle Soft Skills. Spesso si pensa che queste competenze siano solo per il mondo aziendale, ma tu le rivolgi a insegnanti e genitori. Perché l’empatia e il pensiero critico dovrebbero entrare prepotentemente in aula?
R. – Perché sono le uniche armi che abbiamo contro l’omologazione. Insegnare ad un bambino e ad una bambina a sviluppare il pensiero critico e la creatività significa renderlo un adulto libero. Le soft skills sono competenze umane: l’empatia ci permette di “sentire” l’altro, il pensiero divergente ci aiuta a trovare soluzioni dove altri vedono solo muri. Senza queste basi, l’istruzione rimane un freddo passaggio di nozioni.
D. – Anche con ottime basi emotive, l’essere umano rimane vulnerabile. Penso al tuo lavoro sulle truffe affettive. Hai raccolto testimonianze dirette di chi è caduto in queste trappole. Come si sopravvive alla scoperta che l’amore era solo un inganno calcolato?
R. – Nel mio libro “Come sopravvivere alle truffe affettive” parlo del danno provocato da una truffa sentimentale, è davvero devastante perché colpisce la fiducia primaria. Si sopravvive capendo che la colpa non è della vittima, ma della manipolazione strategica del carnefice. Ho riportato quelle testimonianze per rompere il muro della vergogna: chi subisce queste truffe spesso si nasconde, ma la consapevolezza e la condivisione sono il primo passo per guarire.
D. – Hai analizzato anche la complessità della mente attraverso una lente sociologica e pedagogica con i testi sul disturbo bipolare, “Bipolari in bilico” e “Bipolari in diretta”. Qual è la sfida più grande per chi vive questa condizione o per chi le sta accanto?
R. – La sfida è l’equilibrio, quel “bilico” costante che cito nel titolo. Spesso il disturbo bipolare viene stigmatizzato o frainteso. Attraverso l’analisi pedagogica, ho cercato di spiegare come la comprensione delle dinamiche relazionali possa aiutare a gestire le oscillazioni, offrendo una chiave di lettura che non sia solo clinica, ma profondamente umana.
D. -Tutto questo dolore e questa complessità sembrano trovare una sintesi in “Resilienza compagna di vita”. È un libro che parla a diverse anime. Cosa rappresenta per te questa parola, oggi forse fin troppo usata?
R. – Per me la resilienza non è solo “resistere”, ma è una forma di reazione attiva. Nel libro uso diversi registri proprio perché la resilienza non è uguale per tutti: c’è chi la trova nel silenzio e chi nel grido, chi nella razionalità e chi nell’arte. È la capacità di integrare l’evento traumatico nella propria storia, uscendone non uguali a prima, ma con una nuova consapevolezza.
D. – Concludiamo guardando al futuro prossimo. A maggio uscirà la tua nuova fatica: “Hikikomori d’Italia”. È un fenomeno nato in Giappone, ma che ormai riguarda tutto il mondo. Cosa dobbiamo aspettarci da questa tua indagine a 360 gradi?
R. – È un viaggio che parte dalle radici nipponiche per arrivare nelle case italiane, dove migliaia di ragazzi hanno scelto il ritiro sociale. Ho voluto analizzare gli studi internazionali più recenti, ma soprattutto dare voce ai protagonisti: ci sono testimonianze dirette di ragazzi e delle loro madri. È un grido d’aiuto silenzioso che dobbiamo imparare a decifrare, perché l’isolamento è un sintomo di un malessere.

Chiara Vergani è pedagogista, scrittrice e formatrice molto attiva nel panorama educativo e sociale italiano, riconosciuta per il suo impegno nel benessere delle nuove generazioni e nel contrasto ai fenomeni di disagio contemporaneo.
La sua solida formazione in psicopedagogia, con specializzazioni in criminologia e tutela del minore, le permette di operare come insegnante e consulente esperta. Il suo lavoro si focalizza sulla sensibilizzazione e sulla prevenzione di criticità quali il bullismo, il cyberbullismo e la violenza di genere, temi che approfondisce regolarmente attraverso conferenze e percorsi formativi rivolti a studenti, docenti e famiglie.
L’attività editoriale è un pilastro centrale della sua carriera, con una produzione vasta che affronta le sfide sociali più urgenti. Tra le sue opere principali si annoverano:
Lo scacco rosso. Storie di bullismo (2017) e Mai più paura. Il bullismo spiegato a tutti (2018), testi cardine sulla prevenzione dei comportamenti vessatori.
Il mondo si è fermato. Non voglio scendere (2019), un’analisi dei cambiamenti sociali durante la pandemia.
Libere dall’inferno (2020), dedicato alla lotta contro la violenza sulle donne.
Bipolari in bilico (2021) e Bipolare in diretta (2023), che esplorano con profondità tematiche legate alla salute mentale.
Il sole nascosto (2022) e Resilienza compagna di vita (2023).
Come sopravvivere alle truffe affettive (2025), un saggio volto a fornire strumenti di difesa contro gli inganni relazionali.
Hikikomori d’Italia, la cui uscita è prevista per maggio 2026, focalizzato sul fenomeno del ritiro sociale volontario.
Oltre alla scrittura, la sua presenza mediatica è consolidata dalla collaborazione con diverse testate giornalistiche e dalla conduzione di programmi televisivi, in particolare nell’area del Triveneto. In questi spazi, continua a promuovere il dibattito sull’evoluzione del sistema scolastico e sull’importanza delle competenze trasversali per la crescita individuale.





